Scopo

Lo scopo primario  dell’Associazione è quello di collaborare in Etiopia con le popolazioni locali, assecondando i bisogni evidenziati dalle popolazioni stesse di dove operiamo, cercando di capire i loro bisogni reali e non partendo dal concetto occidentale di quello che rappresenta per noi il “bisogno” in quanto quest’ultimo potrebbe  risultare incoerente, superfluo o addirittura inutile se rapportato alla loro realtà.


Wonji

Sorge a 110 Km. a Sud Est di Addis Abeba  nelle vicinanze del fiume Awash, fiume questo generoso ma purtroppo inquinato dall’alta percentuale di fluoro che rovina denti e ossa degli abitanti del villaggio. Una grande distesa verde (da questo prende il nome il villaggio), inserita in un contesto normalmente secco e semi-desertico, dovuta alle piantagioni di canna da zucchero presenti nella zona, qui il Governo ha impiantato due fabbriche per la produzione dello zucchero che provvede al fabbisogno di tutta l’Etiopia ma, nonostante questo, la vita degli abitanti è poverissima, le abitazioni sono baracche di fango, le strade dissestate e fogne a cielo aperto con le poche bestie necessarie per il sostentamento alimentare, tenute in libertà senza controllo. Questo, il primo di una lunga serie di progetti, che vogliamo portare a termine per contribuire al raggiungimento dell’indipendenza e della libertà da parte di questa comunità.

Progetto n.1 -Asilo di Wonji, com'era

A novembre 2013 i lavori sono fermi, non ci sono fondi per costruire l'asilo a Wonji. Andiamo a fare un sopralluogo tra la sabbia rossa che il vento ci fa assaporare. L'idea ci sembra meravigliosa, i bambini accorrono per ''studiarci''. ''Non si può far morire un progetto così'' questo è quello che risuonava nelle nostre teste.

Asilo di Wonji - com'è oggi

E non lo abbiamo fatto. Con la nascita della nostra associazione abbiamo aiutato a completarlo. Ed ecco il risultato.

I nostri bambini all'asilo con la divisa.

Progetto n.2 - Stalla, com'era

Acquisto di un terreno e realizzazione di una stalla adibita all'allevamento di dieci mucche nel villaggio di Wonji da mettere a disposizione della popolazione locale.

In costruzione...

Il nostro progetto ex novo, pensato ed ideato da un abitante del villaggio di Wonji(Etiopia), una di quelle persone che per il suo paese si fa in quattro o forse in otto e non molla. Ci siamo capiti subito, noi volevamo qualcosa di utile alla popolazione e lui sapeva ciò di cui avevano bisogno. Una stalla di 10 mucche, cosi da avere il latte da barattare con altre materie prime e ovviamente da utilizzare per i bambini dell'asilo. Un toro che a pagamento insemini le mucche dei pochi che le possiedono e con quei soldi aiutare chi ne ha bisogno. Un micro economia che garantistica la sopravvivenza dell'educazione e della popolazione.

Stalla - com'è oggi.

Con il latte delle mucche oltre che portarlo ai bambini del nostro asilo, ha incominciato anche una piccola produzione di formaggi.

Stalla incrementata con pecore, capre e galline.


Viaggio Etiopia 2015

Etiopia 2.0
Sembra il titolo di un aggiornamento software ma in realtà, è il mio secondo viaggio sulla Luna o su qualsiasi altro corpo celeste che aleggia sullo spazio. Uno di quegli astri che sembrano così vicini da poterli toccare con un dito ma che sono lontani anni luce da noi. L’Etiopia per me è proprio così, vicina e lontana allo stesso tempo e per svariati motivi. Cuore, anima e cervello sono sempre lì, le gambe, le braccia e il corpo purtroppo no. Etiopia 2.0 è anche il nuovo capitolo dell’associazione. Un capitolo concreto dove quello che le nostre teste avevano sognato e progettato, aveva preso vita ed era lì, davanti a noi, in tutta la sua sconvolgente semplicità. Sconvolgente a tal punto da non poter trattenere le lacrime, la stalla era pronta, l’asilo finito.  La stalla era viva, viva perché piena di persone che ci stavano lavorando, che avevano voglia di fare, persone con progetti che riempivano quel magnifico terreno con i sogni della gente di Wonji. L’asilo anch’esso viveva, i bambini che un anno e mezzo prima avevamo visto aggirarsi nelle vie di quello che sembra un paese fantasma, che sbucavano da ruderi di case, pieni di polvere perché la terra arida era quello che restituiva, ora erano in classe! Con le loro magliettine rosse (quasi tutti), che imparavano a contare, a scrivere e a diventare gli uomini e le donne di domani. Alla stalla siamo tornati, era un po’ una nostra creatura, ci eravamo impegnate per raccogliere i fondi e vederli tramutati in terra, piante, acqua, mura e quant’altro ci riempiva gli occhi e il cuore. La stalla è stato un dono dell’associazione alla popolazione di Wonji ed ha rispecchiato per noi la frase “dare da più gioia che ricevere, non perché è privazione, ma perché in quell’atto mi sento vivo” (Erich Framm, L’arte di amare, 1956). Ci hanno festeggiato cucinando per noi e condividendo con noi quel cibo, così prezioso, tutto è avvenuto in un’armonia che non so descrivere, l’ostacolo della lingua non è stato tale, c’erano gli occhi che parlavano per noi. Vedere tutto quello che abbiamo pensato e tutta la fatica per reperire i fondi trasformato in realtà ci ha dato la forza per continuare nel nostro percorso.
Durante il mese trascorso in Etiopia siamo andate alla ricerca di un nuovo terreno per la costruzione del centro per bambini disabili. È il nostro “progettone” , ma la carica che ci ha dato questo secondo viaggio ci aiuterà a non fermarci, nonostante le difficoltà che si potranno presentare!

Eleonora


Progetto n.3 - ''Il nostro sogno''

Il nostro sogno, il progetto che ci sta occupando anima e corpo e che ci impegnerà ancora a lungo è quello di costruire un ''centro diurno per bambini diversamente abili''. Dove questi bambini sono lasciati ai margini della strada senza cure e soprattutto senza nessun futuro a discapito della loro stessa vita. L'Associazione recupererà il più possibile questi bambini sfortunati per dare loro un minimo d'istruzione con personale adeguato, cure mediche e un pasto al giorno assicurato.

Nel nostro secondo viaggio come associazione siamo andati alla ricerca di immagini forti di quella realtà cruda che non tutti hanno il coraggio di guardare. Siamo andati alla ricerca della disabilità in un mondo dove solo la parola fa già paura. E la ricerca non è stata affatto difficile, uomini, donne e soprattutto bambini che mendicavano ai margini della strada, senza gambe, ciechi, che si trascinavano sulla strada mangiando la polvere e inalando gli scarichi delle macchine per vicinarsi alle auto e chiedere del denaro o magari del cibo. Bambini che avevano la forza di titani sulle braccia perché non potevano fare affidamento sulle gambe e si muovevano come ragni da un lato all'altro della strada. I bambini sordi che sorridono più forte di tutti, che puoi sentirli urlare a gran voce ma solo con i loro immensi occhi neri. 

Poi c'è stata la volta in cui abbiamo incontrato una bambina bastone, si proprio così, faceva da bastone alla madre invalida al 100% come diremmo in Italia, ricurva su se stessa e cieca che si affidava alla sua bambina di forse sei anni e che forse il ruolo di bambina bastone lo svolgeva da sempre. Per loro noi mettiamo in campo le nostre energie, le nostre forze. Abbiamo la necessità di costruire questo centro per bambini disabili, hanno la necessità di godersi l'infanzia e non di girare come ragni o strisciare come serpenti tra le vie della città. I bambini non dovrebbero mangiare la sabbia che alzano le persone che gli camminano vicino, il loro futuro non è già scritto solo perché non possono camminare. Non si può nascondere un figlio o lasciarlo ai margini della strada pensando che se la cavi da solo, quando è cieco o paralizzato. Un bambino disabile non può essere un peso per la sua famiglia, deve essere una risorsa come ogni altro bambino normo dotato. E noi è questo che vogliamo fare, dare un futuro a chi, a certe parti del mondo questo futuro non ce l'ha, a chi vede la sua vita già segnata e decisa vogliamo dare una speranza. Perché la disabilità è una differenza che arricchisce  non che toglie. 

Viaggio alla scuola di Wonji, Ottobre 2019.

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